Il 4° Congresso provinciale del PDCI, tenutosi a Lecce il 15 aprile scorso, è stato caratterizzato dal forte interesse per le problematiche legate al tema del lavoro: un tema certamente non estraneo al documento politico che sarà alla base dell’imminente Congresso Nazionale del 27-28- 29 aprile prossimi.
I tanti interventi di ospiti e delegati, hanno fatto emergere la forte preoccupazione per l’incremento di infortuni sul lavoro con un numero di morti inaccettabile: sono state 1.286 le “morti bianche” nel 2006 e circa 950.000 gli infortuni, mentre al 17 aprile 2007 i morti sul lavoro sono già 304! Numeri che impongono una lunga riflessione su cinque anni di governo delle destre che hanno determinato l’attuale situazione di emergenza, sia tralasciando di legiferare in materia di sicurezza sul lavoro , sia trascurando di potenziare gli strumenti di controllo.
Ma questi stessi numeri ci dicono che in un anno di governo di centro-sinistra nulla è stato fatto per porre rimedio alla situazione di emergenza. Ne è prova il richiamo del Presidente Napolitano, le preoccupazioni espresse dal ministro del Lavoro Damiani, la predisposizione di un ddl per un "Testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, le risultanze di un accertamento effettuato dalla Commissione Lavoro della Camera da cui emerge la presenza di 3,5 milioni di lavoratori in nero, la persistente precarietà, lo sfruttamento e la quotidiana violazione dello Statuto dei Lavoratori, la permanenza della Legge Biagi la cui abolizione è stata cavallo di battaglia dei partiti della sinistra alla vigilia delle elezioni politiche del 2006 e che invece appare oggi intoccabile.
Siamo tutti d’accordo, dunque, che è necessario dare una svolta , rilanciare la centralità del lavoro in attuazione di quelle norme che la Costituzione pone tra i principi fondamentali (arrt.1- 3 e 4) e che arricchisce di ulteriori elementi di pregio laddove si prevede una giusta retribuzione (art. 36).
Alla vigilia dei 60 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, benchè molte leggi siano state emanate per favorirne l’attuazione, siamo ancora ben lontani dall’obiettivo e ciò a causa della carenza di sanzioni adeguate e di controlli tendenti ad eliminare situazioni di illegalità.
Occorrono, dunque, risposte immediate alla situazione di emergenza che, certamente, non possono essere date in tempi brevi se si punta sull’emanazione del testo unico predisposto dal governo.
Serve, invece, porre un rimedio subito e la risposta può solo essere quella di favorire quei controlli che fino ad oggi non ci sono stati, vuoi per le carenze normative, vuoi per volontà politica, ma anche e soprattutto per carenze organiche nelle strutture predisposte ai controlli stessi.
E’ su questi presupposti che, alla seduta del 17 aprile scorso, il Compagno Gianni Pagliarini, ha presentato un’interrogazione a risposta immediata al Governo nella quale ha chiesto un intervento d’urgenza tendente all’assunzione di “almeno” 1.000 unità di ispettori addetti ai controlli, per poter contrastare i fenomeni legati alle problematiche della sicurezza del lavoro suggerendo di “ far scorrere” la graduatoria risultante da concorso bandito nel 2004 al fine di abbreviare i tempi di attuazione. Una proposta questa che rappresenterebbe un utile raccordo tra le esigenze nascenti dall’attuale emergenza e i tempi necessari per l’iter di adeguamento normativo.
Deludente, sotto il piano fattuale, oltre che dilatoria ed elusiva, la risposta del governo che, per voce del Ministro per i Rapporti con il Parlamento, oppone esigenze burocratiche quali la necessità di predisporre l’ampliamento delle piante organiche prima di procedere a nuove assunzioni oltre che la necessità di reperire le risorse necessarie: di tale risposta l’On. Pagliarini si è dichiarato, chiaramente, insoddisfatto.
La risposta più immediata alle difficoltà finanziarie opposte dal governo potrebbe essere quella che si potrebbe mettere mano al famoso “tesoretto” oppure che, il lavoro degli ispettori è indispensabile ai fini dell’emersione del lavoro sommerso con evidenti aumenti di entrate per l’erario giacchè il Censis stima in 160 miliardi di euro annui il reddito da lavoro nero con un mancato gettito di 70 miliardi di euro nelle casse dello stato e un risparmio sugli oneri sociali che fa da corollario alla problematica del sommerso.
Non trascurabile appare anche la tematica del lavoro elusivo attraverso contratti di lavoro subordinati che vengono travestiti da lavoro autonomo, mi riferisco in particolare a figure vecchie come i co.co.co. che, nella maggior parte dei casi nascondono rapporti di dipendenza, che si accostano a quelle di più nuova generazione come i lavori a progetto, figure tutte che creano situazioni di sfruttamento vero e proprio in quanto non generano nel lavoratore alcun diritto né sotto l’aspetto retributivo, né sotto l’aspetto della stabilità né, tantomeno, sotto il piano dei diritti ( malattie, ferie, infortuni ecc.) e, purtroppo, a queste forme di sfruttamento più subdolo, non è estranea la Pubblica Amministrazione.
E allora il punto di partenza, a mio parere, dovrebbe essere quello di abolire le figure contrattualistiche ibride che calpestano la dignità del lavoratore e ciò può avvenire solo attraverso un potenziamento delle strutture di controllo e un inasprimento delle sanzioni, non certo con i condoni che vengono poi considerati fonti di maggiori entrate fiscali!
Ai nostri Parlamentari, allora, il compito di intraprendere la nuova strada che porta alla nascita dei diritti dei lavoratori.
Avv. Stefania Marra
Segreteria PDCI Galatina-Soleto
sabato 21 aprile 2007
sabato 3 febbraio 2007
TESSERAMENTO 2007LA DIVERSITA' DEI COMUNISTIIl PdCI ha aperto in questi giorni la campagna di tesseramento per il 2007. Per il nostro partito il tesseramento non è, non può mai essere, un fatto rituale o, peggio, burocratico. Si tratta invece di un impegno tutto politico: momento di vitale importanza in cui tutti, dirigenti e militanti, ci rivolgiamo al nostro popolo e a quello più ampio della sinistra per chiedere conferma e nuova adesione ai nostri ideali ed al nostro progetto.Lo facciamo in controtendenza. Sapendo che negli ultimi quindici anni, anche da sinistra, si è fatto di tutto per demonizzare la politica ed i partiti, facendo passare nel senso comune che in fondo questi sono tutti uguali e quella è comunque "sporca".Lo facciamo con grande orgoglio. Quello che viene dalla consapevolezza della nostra diversità e di stare dalla parte giusta.Forti e non pentiti della storia e della cultura del grande PCI. Grati e non disconoscenti delle lotte e delle conquiste del movimento ormai secolare dei lavoratori.Antifascisti ieri e oggi, per ieri e per oggi, dato che mai ha fatto breccia in noi il canto pacificatorio della sirena revisionista.Convinti che il capitalismo, straccione nostrano o tecnologico globale che sia, va combattuto e superato, non edulcorato o regolato.Difensori strenui dei valori, sostanziali e non solo formali, della Costituzione, nata dalla vittoria delle forze democratiche sul nazifascismo, grazie all'apporto determinato e determinante dei comunisti nella lotta partigiana.Non possiamo, dunque, essere bipartisan, con una destra pericolosa, populista, razzista, xenofoba e fascista, con la quale non andremmo neanche a prendere un caffè.Aborriamo la devolution, appena approvata al Senato, giacché pensiamo e lottiamo perché i cittadini italiani abbiano uguali diritti a prescindere dal colore della pelle, religione, fede politica e, ora, anche dal luogo di nascita.Condanniamo a morte la guerra, umanitaria o preventiva che sia. Ogni volta mascherata con la veste proba di chi porta la democrazia e i diritti, ma dichiarata, e fatta, in nome delle più classiche ragioni imperialiste, e appoggiata per non perdere il posto alla spartizione del bottino o sulla foto dei "Grandi" della terra.Siamo d'accordo con l'Europa monetaria, ma sappiamo bene che è quella dei popoli che vogliamo. Che bisogna sostenere una politica europea fondata sui principi di solidarietà e cooperazione con il terzo e quarto mondo. Che per poterlo fare davvero è necessario avere anche un sistema di difesa autonomo. Che proprio per questo motivo la NATO non ha più ragion d'essere e, dunque, la scelta del suo allargamento ad est è scelta sbagliata ed intimidatoria nei confronti dell'oriente euroasiatico.Siamo al fianco dei lavoratori, delle loro lotte per il salario e la dignità. Dentro lo scontro con la famiglia Agnelli, tanto beneficiata da tutti i governi, così avara e ingiusta nei confronti di quella classe, lavoratrice, che le ha permesso di giocare e vincere al Monopoli altre importanti e intoccabili Vie. Siamo a Torino, a Cassino, a Termini Imerese e ovunque in Italia, a sostenere, con la nostra presenza e la nostra proposta, la battaglia dei lavoratori e delle lavoratrici della FIAT e dell'enorme indotto.Siamo accanto e nella CGIL, quella che si è rifiutata di siglare l'inverecondo patto italiota, che in marzo ha sommerso le vie e le piazze di Roma e poi di tutto il Paese, per difendere i diritti intangibili della nostra classe.Siamo, autonomi e con le nostre bandiere, accanto e dentro il movimento dalle molte anime che si batte contro le politiche del capitale internazionalizzato ed i suoi strascichi polizieschi italiani. Timidamente a Genova, l'anno scorso, poi, con sempre maggiore determinazione, impegno e capacità propositiva, a Porto Alegre, a Firenze, a Cosenza.Siamo sempre presenti alle manifestazioni del popolo variegato che chiede legalità e giustizia, principi pressoché rivoluzionari in tempi di autoassoluzione di chi ci governa ed autolegiferazione a favore di pochi, poco raccomandabili, amici.Ci fidiamo solo della scuola pubblica, pluralista e laica. Pur non condividendone il segno ed il senso, pensiamo che possano esistere anche scuole dove si insegni sulla base della Bibbia o del Corano, fors'anche quelle che sfornino operai e manager su richiesta nominativa. Addirittura quelle che vogliano gingillarsi con i celti e il dio Po. Ma per cortesia, lor signori, se le paghino e le facciano pagare a chi vi si rivolge.
Affido condiviso
Grande entusiasmo da parte delle varie associazioni dei padri separati per la nuova legge sull’affido condiviso. Una legge che modifica l’art. 155 cod. civ. e che aggiunge un’altra miriade di articoli tesi a regolamentare una materia difficile e delicata quale quella dei rapporti tra genitori e figli. Una legge lacunosa destinata a generare anche in chi, fortemente si è battuto per la sua approvazione. Si parla della legge 8 febbraio 2006 n° 54 entrata in vigore il 16 marzo u.s. con effetto retroattivo. Ma si tratta di una legge che innova la materia o solo il nome? Una legge che mette al centro dell’attenzione i rapporti tra genitori e figli o, piuttosto quelli tra genitori e basta? Quale sarà la residenza del minore? Chi percepirà gli assegni familiari? Su quale stato di famiglia sarà riportato il minore? E, ciò che più rammarica: questa legge favorisce veramente i rapporti tra genitori e figli o piuttosto crea ulteriori e gravi disagi per i figli già sfiancati dalla separazione dei genitori? Questi e mille altri interrogativi si pongono di fronte alla lettura del testo normativo, approvato in gran fretta alla vigilia di una tornata elettorale che si prevedeva catastrofica per il governo uscente. La risposta alle tante domande è deludente e preoccupante! L’affido condiviso è il fratello minore dell’affido congiunto già vigente con la vecchia normativa…una soluzione anche abbastanza praticata laddove esistevano rapporti civili tra ex coniugi che trovavano l’accordo in ordine alle problematiche relative all’educazione, alla scolarità, alla salute e a quant’altro potesse riguardare i figli. Cos’è cambiato allora oggi con la nuova legge? NULLA! Il dettato dell’art. 155 cod. civ. così come modificato dalla L 54/06 demanda al giudice il potere di valutare l’opportunità dell’affido condiviso stabilendo, come peraltro già avveniva secondo la normativa precedente, i tempi e le modalità di visita e di permanenza con ognuno dei coniugi e imponendo agli stessi di prendere accordi circa l’educazione, la salute, la scolarità…insomma su tutto quanto riguardi i figli… Scopo della nuova legge è dunque quello di costringere i coniugi ad andare d’accordo… E se ciò, come appare molto probabile, non accadesse?…beh!… allora interviene il giudice a stabilire se un bambino deve frequentare una scuola piuttosto che un’altra, se deve essere seguito da un pediatra piuttosto che da un altro, se deve frequentare la palestra oppure la piscina … e dunque la nuova legge affida i figli al giudice! E’ giusto che una materia così delicata passi attraverso il filtro del giudice che, per quanto sensibile, rimane pur sempre estraneo al nucleo familiare e alle problematiche inerenti i dati caratteriali del minore? E cosa accade in attesa che il giudice decida? Sì perché, anche a livello procedurale, la nuova legge pone seri problemi afferenti sia all’inevitabile aumento di contenzioso, con conseguente allungamento dei tempi d’attesa, sia alla situazione di stallo che si verifica ogni qualvolta la soluzione dei problemi venga delegata alla magistratura, tempi e decisioni che potrebbero nuocere gravemente al minore, basti pensare che in caso di disaccordo tra due pediatri, in ordine alla terapia, sarà il giudice a decidere quale di esse debba essere somministrata ma a questo punto sorge un inevitabile ulteriore interrogativo: ha il giudice la capacità tecnica di decidere quale terapia sia più idonea? E, comunque, i tempi necessari per la decisione saranno sempre compatibili con l’interesse del minore? Vero è che una legge che pone tanti e tali interrogativi è necessariamente lacunosa. Sconforta constatare che la legge, così attesa, sia naufragata nella banalità e nel totale disinteresse per la figura dei figli che dovrebbero essere al centro di una normativa in tale materia. Centralità apertamente negata dalla legge oggi in vigore se si pensa che si rimane ancorati a termini quali “potestà” e “affidamento” che sarebbero dovuti essere sostituiti con “responsabilità genitoriale” anche in adeguamento alla normativa comunitaria in materia, locuzione che avrebbe certamente rimarcato la centralità della figura minorile. Nella legge attuale , invece, la responsabilità sembra tutta ricadere sul minore che viene investito di un potere “decisionale”, laddove la legge prevede l’audizione obbligatoria del minore ultradodicenne o anche di età inferiore (in caso di capacità di discernimento), il quale deve esprimere la propria opinione in ordine a qualsiasi problematica relativa alla sua sfera di interessi ( art. 155 sexies) ponendolo nella difficile posizione di doversi assumere la responsabilità di scelte che, necessariamente, scontenteranno uno dei genitori. Non indenne neanche il figlio maggiorenni che, nel caso di inadempienza dell’obbligo di mantenimento, è divenuto unico titolare dell’azione contro il genitore. E allora, servirebbe una legge che favorisse in maniera effettiva i rapporti tra genitori separati e figli; che non trattasse i minori come pacco-regalo accrescendo in tal modo i punti di contrasto ma che fornisse, piuttosto, gli strumenti per superare quei naturali ostacoli che si frappongono tra gli elementi di una famiglia in fase di disgregazione. Un obiettivo questo, il cui punto di partenza è rappresentato, sicuramente, dalla semplificazione procedurale che favorisca la creazione di un clima disteso intorno al minore, nel minor tempo possibile. A fronte di questo brevissimo excursus della nuova normativa, siamo costretti a concludere che la ragion di voto, ancora una volta, ha prevalso sul buonsenso lasciando nel più totale sconforto il lettore che prende coscienza dello sciacallaggio normativo a spese dei nostri figli! Ebbene sì, questa volta il Cavaliere ha pensato proprio a tutto per accaparrarsi i voti dei padri in rivolta a causa dei ricatti di cui spesso, purtroppo, sono vittime. Avv.Stefania MARRA
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